Arte murale su facciata urbana. Fonte: Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0
Il quartiere Ostiense nasce nei primi decenni del Novecento come area industriale del quadrante meridionale di Roma. Le sue strade conservano ancora i nomi che rimandano a quella funzione: Via del Porto Fluviale, Via dei Magazzini Generali, Via delle Conce. Dal 2010, questo stesso tessuto edilizio ha cominciato a ospitare murales di grandi dimensioni, trasformando progressivamente il quartiere in uno dei distretti di arte urbana più estesi d'Italia.
Il primo intervento: l'Outdoor Festival del 2010
Il punto di avvio è identificabile con precisione: nell'estate del 2010, l'Outdoor Festival porta nel quartiere i primi interventi pittorici su larga scala. A differenza di molte esperienze simili in altre città italiane, le opere non vengono realizzate in clandestinità ma con il consenso dei proprietari degli edifici o delle autorità competenti. Questo aspetto determina fin dall'inizio una caratteristica peculiare del distretto: le dimensioni. Quando un murale non deve essere nascosto, può occupare l'intera facciata di un edificio di sei piani.
In poco meno di quindici anni, Ostiense accumula oltre settanta opere di formato extra-large, realizzate da artisti italiani e internazionali. Il Ministero dei Beni Culturali ha riconosciuto l'area come patrimonio di archeologia industriale, circostanza che ha contribuito ad attirare artisti interessati al dialogo tra paesaggio post-industriale e pittura murale contemporanea.
Le opere e gli artisti principali
Via del Porto Fluviale è la strada che concentra il maggior numero di interventi di rilievo. Su un ex magazzino dell'aeronautica militare — occupato da famiglie migranti dal 2003 — l'artista bolognese Blu ha realizzato due composizioni monumentali. La prima raffigura ventisette volti stilizzati, ciascuno portatore di una storia di marginalizzazione sociale. La seconda rappresenta un veliero in mezzo a una tempesta, con un cantiere navale attaccato da figure in abiti da corsaro. Entrambe le opere sono databili intorno al 2014 e rimangono tra le testimonianze più citate della fase iniziale del distretto.
Sulla stessa via si trova Hunting Pollution, il murale realizzato nel 2018 da Federico Massa, noto con il nome d'arte Iena Cruz. L'opera, alta circa undici metri, raffigura un airone posato su un barile di petrolio ed è dipinta con vernice Airlite, un prodotto che attraverso la fotocatalisi cattura le molecole di ossido di azoto presenti nell'aria. Secondo i dati dichiarati dal produttore, la superficie trattata avrebbe un effetto purificante equivalente a quello di trenta alberi adulti. Il murale è riconosciuto come uno degli interventi di street art a tematica ambientale di maggiore visibilità in Europa.
Sempre in Via del Porto Fluviale si trova Fish 'n Kids, opera del 2011 firmata da Agostino Iacurci: un nuotatore immerso tra pesci colorati su fondo blu, che occupa l'intera altezza di un edificio residenziale. Nelle note che accompagnano l'opera, l'artista descrive la composizione come una metafora di convivenza pacifica tra diversità.
In Via dei Magazzini Generali si trovano altri interventi di rilievo, tra cui il Wall of Fame di JB Rock: un murale lineare lungo sessanta metri che affianca un percorso pedonale lungo il perimetro degli ex magazzini.
In Via delle Conce, il duo romano Sten e Lex — nati rispettivamente a Roma e Taranto nel 1982, attivi insieme dal 2001 — ha realizzato una serie di interventi in bianco e nero con la tecnica dello stencil poster, una modalità che i due artisti hanno contribuito a diffondere in Italia e che consiste nell'incollare su muro stencil di grandi dimensioni in sequenza modulare.
Il contesto: archeologia industriale e rigenerazione urbana
Ostiense non è l'unico quartiere romano con una concentrazione significativa di arte urbana, ma è quello in cui il rapporto tra lo spazio industriale dismesso e la pittura murale ha trovato la forma più sistematica. Il Gasometro, la Centrale Montemartini — oggi museo — e gli edifici degli ex Mercati Generali funzionano come cornice architettonica involontaria per le opere dipinte sugli edifici circostanti.
La progressiva riqualificazione dell'area, con la costruzione di nuovi complessi residenziali e la conversione di alcuni spazi industriali in luoghi di cultura, ha generato tensioni tra chi considera i murales parte del patrimonio del quartiere e chi li vede come elementi destinati a scomparire con il rinnovamento edilizio. Alcune delle opere realizzate nei primissimi anni dopo il 2010 sono già state cancellate da interventi di ristrutturazione.
Come visitare il distretto
L'area è raggiungibile dalla stazione Ostiense della linea B della metropolitana e dalla stazione ferroviaria omonima. Le opere principali si concentrano in un raggio di quattrocento metri dalla stazione. Non esiste un percorso ufficiale, ma diverse guide locali organizzano visite a piedi con cadenza regolare. La maggior parte delle facciate dipinte è visibile dalla strada pubblica, senza necessità di accesso a proprietà private.
Per approfondire il fenomeno della rigenerazione urbana attraverso l'arte murale in altri contesti italiani, si possono consultare gli articoli su Dozza e la Biennale del Muro Dipinto e su Grottaglie e il Fame Festival.